
Michelangelo Pulcioni: una passione che tocca, quest’anno, il mezzo secolo. “Realizzo presepi da quando ero adolescente! ...ho seguito prima gli insegnamenti di un francescano che viveva alla Porziuncola, Padre Luigi Bucalossi, poi quelli del pittore e scultore Italo Costantini. Dal primo, ho imparato a non gettare nulla, carta, stoffa, legno, e dal secondo ho fatto tesoro dei segreti della luce e della scenografia”, inoltre, il suo mestiere di tecnico in elettroacustica, esercitato per alcuni decenni, ha fatto il resto, tanto che oggi Michelangelo, ha creato qualcosa come cinquecento realizzazioni, nelle quali è riuscito ad unire il senso della universalità congiunto, con la più semplice scena rupesca.
I primi presepi realizzati con successo, sono stati allestiti sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli, nella cappella di S. Antonio e nei pressi del Roseto; quest’ultimo, esposto per quattro anni, era tutto movimentato, con statue in terracotta di altezza variabile tra otto e sessanta centimetri. Realizzazioni simili, gli sono state commissionate in tutta Italia, ma altre opere, hanno preso la via della Jugoslavia e persino d’oltre oceano, sino a sbarcare nelle Americhe. |
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Nel 1975, si è distinto per la Natività luminosa in policarbonato, collocata sopra il portico della Basilica di Santa Maria degli Angeli: aveva una altezza di quattro metri e una profondità di sei; in seguito questa diventerà il marchio dell’Associazione.
Nel 1994, allestisce la prima mostra in collaborazione con la Pro Loco di Santa Maria degli Angeli. Nel 1996, Michelangelo fonda l’Associazione Culturale Amici del presepio di San Francesco di Assisi, essa conta, oggi, un centinaio di soci, ed è aperta a chiunque ne voglia fare parte.
In occasione del Giubileo 2000, Michelangelo ha unito l’elemento della universalità del pensiero francescano, con la fonte del pensiero stesso: un globo terracqueo che, con un lento movimento si apre in quattro spicchi, per far emergere la Porziuncola, all’interno della quale il Serafino celebra la venuta di Gesù sulla terra.
Il complesso, che attira la curiosità e l’interesse dei visitatori, per il movimento delle singole scene, è unico nel suo genere.
Per natale 2000, in collaborazione con l’Associazione Amici del presepio di San Francesco, il Maestro ha presentato una impressionante teoria di manifestazioni attinenti alla Natività: dal presente cosiddetto francescano, che unisce la sobrietà di costruzione con la sceneggiatura di chiara aspirazione serafica, alla tendenza napoletana, dove la ricerca del particolare diventa esasperatamente certosina, al modello nordico dove le linee tendono all’ascenzionalità.
Su questi tre filoni si innestano altre composizioni come quelle in legno, in carta, in sughero, in gesso e in stoffa, così che l’originalità non abbia mai fine.
Un chiaro esempio ne sono gli orologi di stampo settecentesco, in cui le lancette si muovono lentamente tra intarsi e pitture raffiguranti il presepio; oppure le lampade e valvole di vecchi apparecchi, radio antiche di mezzo secolo, con pastori attoniti davanti alla scia della cometa, oppure diorami della vita di Cristo, dall’annunciazione al battesimo, dall’ultima cena alla resurrezione.
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Michelangelo, effettua studi a tutto campo, che gli hanno permesso di realizzare anche presepi polacchi, ucraini, ceceni, russi, terra santa ed egiziani…
“Ogni anno dico di abbandonare tutto, poi, quando si avvicina il Natale, la grande passione mi riassale!! La mia aspirazione è quella di poter realizzare una mostra permanente, e proprio qui, nella patria di colui che ha introdotto per primo, nelle nostre case, la suggestiva tradizione del presepio…” racconta Michelangelo.
Nei presepi di questi ultimi anni, si può notare, un’ ispirazione legata molto allo stile “romano”, con evidenti emergenze di rovine, colonne e capitelli; un’eleganza che si ritrova nello stile “spagnolo” con cattedrali, chiese e monumenti; e l’immancabile napoletano, dove personaggi e corredi pullulano di colore e fantasia, con sfondo di scenari influenzati dal barocco.
In tutti, la Natività, pur essendo inserita perfettamente nel contesto, è ben separata dalle scene, in modo da non confondere mai, il sacro con il profano.
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